domenica 11 luglio 2010
DAY ZERO
Ultimo giorno di lavoro. Fotografo tutto, la mia camera-cella, il numero sulla porta, il vicolo. Se potessi fotograferei anche quest'aria d'alta montagna senza che le montagne ci siano. Ho promesso a me stesso di non esplodere proprio oggi, ma al terzo cambio di scaletta ho il forte desiderio di azzannare chi so io. Ci si mette pure "l'esperto suggeritore" a rompere. Vuole una clip con la musica dei Marillon. Fare una clip coi Marillon è come mettere il salame sulla Sacher Torte. O come fare una clip con "One" degli U2 con la finale del 2006. Cazzo c'entra? Boh (scusa Claudio. Il montaggio era bellissimo). Ma io non sono un fine conoscitore della bella musica e non conosco l'inglese. Santa ignoranza, la mia. Ovvio. Finalmente Dribbling ha chiuso le saracinesche. Manca poco. Devo tenere. Mi dispiace moltissimo per Italo Cucci. Prima della trasmissione ha avuto un malore. Doveva partire domani col mio volo, nulla di grave, spero. Scrivo mentre faccio due passi sul tappeto in palestra. Santa palestra, mi ha salvato la vita e la trasferta. Ultimamente non mi sono allenato, troppi grattacapi. Troppi galli a cantare. Salvo solo Pino Cerboni Jacopo Volpi e Paola Arcaro. Dei veri professionisti. Qui all'IBC stanno organizzando una festa. Peccato che io, come molti altri, starò lavorando. Alla fine è stata una grande esperienza. Ci sono delle cose che rimarranno indelebili nella memoria. Il boa al collo, Soweto, Santon, la statua di Mandela, il museo dell'Aapartheid e i 37 euro spesi per un taglio di capelli. Manco fossi Lola Falana. Molte delle cose, ovvio, non posso scriverle, già per quello che ho scritto qualcuno storcerà il naso. Qui siamo tutti in una democrazia controllata, non ci sono privilegi. Solo delle audagi agevolazioni per alcuni. Niente di anomalo. Capisco di essere fuori dal coro quando alcuni giornalisti si complimentano per questo blog dicendo: "Complimenti! Sai scrivere!". Non dico altro. Ma una cosa voglio gridarla al mondo. SKIPSNACK IS BACK
sabato 10 luglio 2010
-2 siamo alla fine
Oggi è un gran giorno. Sta per chiudersi un esperienza sicuramente unica e irripetibile. Sono giorni che non trovo il tempo per scrivere. Molte cose sono accadute e finalmente ho avuto modo di tirare fuori la testa da questa specie di galera. Sono andato a Soweto e devo dire che sono rimasto folgorato. Ho sempre immaginato le Township come un posto lontanissimo e inavvicinabile. E invece sono a due passi dalla metropoli, anzi si confondono a tal punto che la metropoli diventa un sobborgo e viceversa. La strada principale taglia in due il getto. Le case sono basse, le prime che s'incontrano hanno un aspetto tale da far chiudere gli occhi. Ci sono delle vecchie signore alla porta. Nessuno disdegna un sorriso. la strada scende e si il paesaggio si allarga. Le case toccano l'infinito e scompaiono all'orizzonte. I ragazzi giocano a pallone, c'è chi ripara qualsiasi cosa. Tutti si prodigano per trovare parcheggi o lavare le auto dei turisti. E' un po' squallido entrare a Soweto con la macchina fotografica al collo. I turisti si comportano come se stessero in visita a Gardaland e questo non è bello. La strada sale fino a Mandela Square, il quartiere dov'è nato un eroe. Ci accoglie un gruppo di ragazzi con canti e balli, prendo un caffè su una terrazza. Soweto non è poi così male vista dall'alto. Certo, gode di questo turismo assurdo che entra per fotografare la povertà e poi esce lasciando spiccioli. Esco da Soweto tirando un sospiro di sollievo. Non ci si abitua facilmente. Lascio anch'io due soldi al parcheggiatore di turno, il caffè in mano ancora caldo. Ho fretta ad andarmene. Scappo come tutti, prima che la coscienza possa farmi male...
venerdì 9 luglio 2010
I forgot it
Tra gli appunti, avevo dimenticato questo straordinario spaccato di vita carceraria
Sono le 2 di notte e non c'è verso di tornare all'hotel, ma sono vivo e questo è un grandissimo risultato. C'è un incidente mostruoso sull'autostrada. La situazione sta sfuggendo di mano e infatti ecco che l'autista approccia una manovra indescrivibile. . Evviva! Stiamo sull'autostrada e viaggiamo contromano. Le macchine passano, suonano, fanno i fari e io a morire all'ultimo posto. C'é un euforia da ultima spiaggia, suggerisco di mettere higway to hell, tanto per scaldarci un po. Ancora un altro metro ed è finita. Fortunatamente c'è uno svincolo, evviva. Siamo usciti dal tunnel della morte. Ora siamo per il verso giusto. Purtroppo però ci siamo persi. C'è un auto della polizia, meno male. Riccardo chiede indicazioni, ma i Chips sudafricani sono ubriachi persi. Dalla padella alla brace. Ora siamo in un quartiere fatiscente. Senza meta. Tutto chiuso. Ombre scure ai semafori, l'autista passa tutti gli incroci col rosso. Ora si ride di meno. I venti minuti più lunghi della mia vita. Passiamo davanti ad un mcdonald aperto, forse siamo usciti. Forse. Incredibile, Abbiamo ripreso la vecchia strada. Ma com'è possibile? Sembra una scena del film di freddy Crugher. Siamo al punto di partenza ma dell'incidente non c'è traccia. Se torno a casa vivo accendo un cero alla Madonna. Il tempo scorre, sono le 2.30. Ora tutti dormono o fanno finta. Domani mi tocca seguire dribbling, sveglia alle 07.00 ma tanto, chi dorme stanotte? -3 alla fine. Ce la posso fare. Ma quant'è dura adesso.
Sono le 2 di notte e non c'è verso di tornare all'hotel, ma sono vivo e questo è un grandissimo risultato. C'è un incidente mostruoso sull'autostrada. La situazione sta sfuggendo di mano e infatti ecco che l'autista approccia una manovra indescrivibile. . Evviva! Stiamo sull'autostrada e viaggiamo contromano. Le macchine passano, suonano, fanno i fari e io a morire all'ultimo posto. C'é un euforia da ultima spiaggia, suggerisco di mettere higway to hell, tanto per scaldarci un po. Ancora un altro metro ed è finita. Fortunatamente c'è uno svincolo, evviva. Siamo usciti dal tunnel della morte. Ora siamo per il verso giusto. Purtroppo però ci siamo persi. C'è un auto della polizia, meno male. Riccardo chiede indicazioni, ma i Chips sudafricani sono ubriachi persi. Dalla padella alla brace. Ora siamo in un quartiere fatiscente. Senza meta. Tutto chiuso. Ombre scure ai semafori, l'autista passa tutti gli incroci col rosso. Ora si ride di meno. I venti minuti più lunghi della mia vita. Passiamo davanti ad un mcdonald aperto, forse siamo usciti. Forse. Incredibile, Abbiamo ripreso la vecchia strada. Ma com'è possibile? Sembra una scena del film di freddy Crugher. Siamo al punto di partenza ma dell'incidente non c'è traccia. Se torno a casa vivo accendo un cero alla Madonna. Il tempo scorre, sono le 2.30. Ora tutti dormono o fanno finta. Domani mi tocca seguire dribbling, sveglia alle 07.00 ma tanto, chi dorme stanotte? -3 alla fine. Ce la posso fare. Ma quant'è dura adesso.
martedì 6 luglio 2010
-6 All'alba...
Non ci credo, non è possibile. Solo sei giorni mi separano dalla libertà. Questa settimana è volata. Sembra quasi che non l'abbia vissuta (purtroppo è così). Eppure qualche scoria, qualche ricordo c'è. Ieri per esempio ho mangiato in un ristorante "italiano", mai più. Ho chiesto una focaccia con le olive e un polletto arrosto. La focaccia è arrivata stracolma di patè di olive, più che una pizza sembrava un formicaio. Alla sommità veniva su un odorino di frantoio abbandonato. Al gusto (ma che dico, disgusto) sembrava di mettere in bocca catrame caldo. Di solito, quando mangio da schifo, pago il conto e me ne vado. Questa volta ero troppo incazzato. La focaccia era pure buona, ma il patè era una riserva del 56. Ho chiamato la proprietaria (Greca... azz centra? Chi è l'italiano?) e gli ho detto nel mio inglese maccheronico: "the focaccia was very ugly and bad". Mi ha promesso di comprare un nuovo barattolo. Il polletto invece era.... pessimo hahahahaha. Ho chiesto di non condirlo, ma la strega greca lo faceva con il limone. Beh è arrivato un pollo di 3 kg immerso in un mare di limone. E' stata la prima volta che ho mangiato il pollo in glassa di lemonsoda. Comunque, stamattina mi sono svegliato con la solita "maledizione di JOBURG". Ho preso le solite cose, dissenten, e fermenti. Che palle. Ora dovrei andare a lavoro. Un altro giorno all'Ibc. L'ambiente ormai è compromesso. Nessuno si fida più di nessuno. L'unico che mi sta simpatico è il mio carceriere. Credo di essere vittima della sindrome di Stoccolma. E' naturale, oggi sono 30 giorni. Vorrei proseguire a scrivere, ma sento che la "Maledizione di Joburg" sta tornando. (non andate mai nei ristoranti italiani all'estero).
martedì 29 giugno 2010
HOLIDAY

Oggi festa. Sto andando al Lyon Park è nuvoloso, appuntamento alle 08.00 tutti in piazza. Finalmente esco dal carcere, anche se mi avessero proposto di visitare una discarica radioattiva sarei andato. Sono eccitato, in senso metaforico. Credo che mettano del bromuro nel cibo, sento che lo sto perdendo, controllo. C'è ancora. Ed eccoci tutti insieme appassionatamente. Il ministro dei Trasporti, come al solito, aveva diviso i posti per etnie. Fortunatamente il piano è saltato. Appena si sono aperte le porte dei piccoli Bus, tutti noi ci siamo precipitati dentro, troppa la paura di rimanere a Fort Birchwood. Si parte. Appena usciti dalla galera il bus gira a sinistra, silenzio. Tutti zitti. Se gira a destra è di nuovo la solita strada per i lavori forzati. Il bus va dritto, ora c'è euforia. Nei finestrini scorre un paesaggio diverso, era ora. Gigi vicino a me sfoglia il libro, il mio. Altri parlano degli ascolti in tv. Che noia! La gita è di sole 4 ore poi si torna a lavorare. Siamo fuori dalla metropoli di Joburg. La citta è una distesa di case basse imprigionate in un labirinto di muri e filo spinato. I pochi grattacieli della Down Town sono fermi sullo sfondo, mentre il paesaggio scorre. Sto finalmente vedendo l'Africa, le case non riescono più a coprire il paesaggio che si apre di un giallo intenso di Savana bassa. Siamo arrivati. Mi precipito alla biglietteria, voglio essere il primo a entrare nella gabbia dei leoncini. Sono bellissimi. Gli accarezzo forte sul collo, sono dei gattoni dal pelo ispido. Gli piace. Vicino ci sono le giraffe, compro loro da mangiare. Hanno una lingua rugosa e prensile, la cosa fa un po' schifo. Potrebbero aprire una bottiglia d'acqua con quella mano in gola se avessero sete. La gita continua in camion. Passo davanti a tante specie di animali. Loro guardano scocciati. Il viaggio riprende tra rettili di ogni specie. Favoloso il boa che mi sono messo sul collo, agghiacciante la faccia di Pino che ho costretto ad indossare il simpatico biscione di 3 metri.
Ha le squame sotto il ventre durissime e taglienti. E' un prodigio di forza e classe. Poi una bella trarantola tra le mani, un draghetto sulla spalla e ancora un serpente. Ora posso tornare a casa. Ho visto qualcosa di diverso dal solito. E' l'una. Torno a lavorare. Spettacolo
giovedì 24 giugno 2010
-20 all'alba

Che succede in città? E chi l'ha mai vista? Joburg ultima frontiera, l'astronave RaiSport è in cerca di nuovi mondi inesplorati. E ti credo, chi mai vorrebbe stare qui? Siamo alla frutta, c'è uno sconforto prepartita clamoroso. Forse è il cibo o l'acqua di questa città fantasma. Dicono che contenga delle sostanze provenienti dal Monte Nesoaepe e che non faccia proprio bene. Le leggende fanno presto a diventare realtà nei sobborghi di Soweto. Sono andato su google map, non esiste un monte Nesoaepe, anzi, non ci sono nemmeno le montagne! Quì è tutto un infinito altopiano sospeso a 1600 metri sul livello del mare. Le uniche vette che scorgo sono artificiali: cumuli di sabbia gialla, le vecchie miniere di diamanti. Oggi sono andato in palestra prima di Slovacchia Italia. 10 km sotto l'ora, non male.

Ho lavorato per Dribbling fino all'ultimo secondo. Alla fine sono andato in onda per miracolo. La mia preoccupazione la si legge chiaramente nella foto. Intanto la Slovacchia passa in vantaggio. Tutto previsto. Giochiamo male. Anzi giochiamo in 10. Iaquinta scandaloso. Speriamo nel secondo tempo. Ritmi troppo bassi. Finalmente un tiro di Di Natale, sembra gol ma non entra. Fabio ha già scelto la musica per la copertina di Notti Mondiali. Lou Reed - Perfect day. Triste, lentissima e malinconica, come la Nazionale di Lippi. Ecco il secondo gol, Cannavaro è gelato nei ricordi di quando alzava la coppa del Mondo, Lippi è un fantasma silenzioso, dov'era Chiellini? Ora la musica di Lou Reed fa male più del previsto. Il Mondiale per l'Italia finisce qui dice Civoli, ma io non voglio crederci. Di Natale accorcia le distanze. C'è una piccola speranza. Un boato, l'italietta pareggia ma è fuorigioco. Tristezza. Mancano 6 minuti al tempo regolamentare ce la possiamo fare. A prendere il terzo gol... è finita siamo eliminati. Che delusione. Ma che succede? Quagliarella segna! Ancora due minuti di speranza. Pepe!!!! Niente. Stavolta è finita veramente, siamo ultimi nel girone. Peggio di così...

Torno di nuovo in cella. Il bus scricchiola creando un ritornello sincopato. Sembra la vecchia terza classe delle Ferrovie dello Stato. Ripenso alla clip di Fabio, bellissima. Intensa. Bevo uno spumantino prima di andare a dormire. Era una bottiglia per le grandi occasioni. Ma chi se ne frega. Salute ragazzi. Spengo la luce, guardo di fuori. Passa un ombra poi silenzio e tristezza.
martedì 22 giugno 2010
-21 all'alba.

Non so più che scrivere. I giorni si mescolano alle ore, al buio, al freddo, al sole, al cielo senza nuvole sopra stelle sconosciute. Oggi è entrata l' estate in Italia ma qui è l'inverno che si affaccia. Sono disorientato, mi serve la mano per sostenere la testa pesante, piena di pensieri e tristezza. Oggi è stata una giornata schizzofrenica, ogni momento di felicità si spezza fragilmente e il buio storce i sorrisi. Mi tocco la fronte, sto sudando eppure fa 0 gradi, non male. Quello che più mi sconforta è l'egoismo di tanta gente. Se solo dovessi descrivere tutti i problemi che ho avuto oggi, mi servirebbero 200 pagine. E alla fine della giornata trovi pure il gaggiolotto ragazzino, alle prime esperienze in trasferta che ti fa la battutina tagliente. Ho ucciso per molto meno, I suoi colleghi si sono presi cura di spiegara al ragazzotto cosa rischia.
E' incredibile ma l'unico momento in cui mi sento libero di sfogarmi e di poter scrivere è sul pulmino, proprio quell'odioso pulmino che dal carcere dell?IBC, mi riporta a Fort Birchwood. Per assurdo appena salgo, la mia furia si placa, la mente si apre ed escono i ricordi. E' notte fonda a Joburg. C'è un piano che suona Jazz alla radio, la gente sussurra frasi basse, qualcuno dorme e qualcun'altro batte su un Ipod frasi senza senso abbandonate alla solitudine di un altro giorno sprecato. -21 all'alba. MBUTO.
domenica 20 giugno 2010
-23 all'alba
Viva l'Italia, l'Italia che pareggia. Siamo alle solite, iniziano le polemiche. I Campioni del Mondo non sanno più vincere e giocare. La magia è finita. Non c'è quella spinta emotiva che permise a Lippi e compagni di vincere il Mondiale. Ci vorrebbe un altro scandalo tipo Calciopoli. Perchè in fondo, noi Italiani diamo il massimo, proprio quando siamo feriti nell'orgoglio, quanto stiamo per mollare, quando l'avversario ci deride e ci guarda dall'alto in basso. Alla conferenza di Lippi non succede nulla. Tutte domande soft, troppo rispetto per il Mister. Mancano le domande dispettose. Ci serve un giornalista impertinente, un incursore. Immaginate....
Lippi si siede in conferenza, aspetta la domanda del nostro lagunare dal dalla penna e libretto facile: "Lo sa mister che la Guardia di Finanza ha sequestrato la sua barca?". Ed ecco Lippi che cambia colore, chiude la squadra in ritiro, spranga le finestre, affila i coltelli, butta la lenza e passiamo il turno. E così via verso nuove imprese.
Ci servono insomma dei Marines dalla penna tagliente, dei corazzieri a cavallo di una macchina da scrivere... Bisogna andare da De Rossi e dirgli: "Lo sceicco Al Maktum ha comprato te e la Lazio". E Danielino s'incazza! Si taglia quella sua barba rossa a furia di schiaffi, con un urlo dei suoi infortuna 2 giocatori, ara il terreno pianta 2 bei meloni nella rete avversaria e siamo ai quarti. Tocca a Cannavaro: " capitano mio capitano Lotito ha comprato la tua prossima squadra, L'Al Alil". Gli occhi di Fabio che s'infiammano, pensava di andare in Arabia a fare le vacanze e arricchirsi e invece si ritrova con un mucchio di cambiali. Viulenza.
Siamo in Semifinale. Centrocampo e difesa sono a posto. Agli attaccanti, per giocare al massimo, basta promettergli una seduta ad un Beauty Center. Bisogna motivare la panchina. Tocca a Gattuso. " Rino, i NAS hanno chiuso la sua pescheria per la presenza del Pangasio Coreano". Non aggiungo altro, simao in finale. E' tutto scritto.
Lippi si siede in conferenza, aspetta la domanda del nostro lagunare dal dalla penna e libretto facile: "Lo sa mister che la Guardia di Finanza ha sequestrato la sua barca?". Ed ecco Lippi che cambia colore, chiude la squadra in ritiro, spranga le finestre, affila i coltelli, butta la lenza e passiamo il turno. E così via verso nuove imprese.
Ci servono insomma dei Marines dalla penna tagliente, dei corazzieri a cavallo di una macchina da scrivere... Bisogna andare da De Rossi e dirgli: "Lo sceicco Al Maktum ha comprato te e la Lazio". E Danielino s'incazza! Si taglia quella sua barba rossa a furia di schiaffi, con un urlo dei suoi infortuna 2 giocatori, ara il terreno pianta 2 bei meloni nella rete avversaria e siamo ai quarti. Tocca a Cannavaro: " capitano mio capitano Lotito ha comprato la tua prossima squadra, L'Al Alil". Gli occhi di Fabio che s'infiammano, pensava di andare in Arabia a fare le vacanze e arricchirsi e invece si ritrova con un mucchio di cambiali. Viulenza.
Siamo in Semifinale. Centrocampo e difesa sono a posto. Agli attaccanti, per giocare al massimo, basta promettergli una seduta ad un Beauty Center. Bisogna motivare la panchina. Tocca a Gattuso. " Rino, i NAS hanno chiuso la sua pescheria per la presenza del Pangasio Coreano". Non aggiungo altro, simao in finale. E' tutto scritto.
sabato 19 giugno 2010
-24 all'alba

Ecco è arrivata la botta. Domani mi prendo un po di relax, non importa cosa succede, succeda. Il bus per il rientro in galera è stracolmo. Sembra di essere in uno di quei viaggi della speranza. L'autista è un bandito, guida a tutta velocità tra uno sbadiglio e un colpo di sonno. Se trovate un Ipod insanguinato e 23 cadaveri siamo noi. La buona notizia e che Fabio è già arrivato in carcere prima di noi. Verrebbe da dire, qual'è la buona notizia? Tra poco giungiamo alla curva più pericolosa, mai vista un'autostrada peggio di questa. Ci sono dei crateri enormi che tagliano la corsia. Ogni volta che ne prendiamo uno ci rimescoliamo. Chi è davanti balza dietro e viceversa, alla fine di ogni viaggio manca sempre qualcuno. Questa non è una trasferta, è un Reality, un Truman Show. Ogni tanto mi guardo intorno con la certezza di essere spiato. Spero di non essere eliminato al primo turno. Il Cameroon è la prima squadra a lasciare il mondiale. Che sfiga per i leoni d'Africa e per Eto'o. Sono veramente dispiaciuto. Anche i Bafana Bafana sono ad un passo dall'eliminazione. Per la Francia invece sono contento. Domenec è un cretino. Aveva uno squadrone e adesso non ha nemmeno un righello, e poi quelle sopra ciglia enormi. Sembra uscito da un film di Louis De Funes. Il fatto poi che scelga i giocatori in base al loro segno zodiacale dà la misura delle qualità di questo CT. Anelka è stato cacciato per aver detto ciò che pensa a Domenec. La squadra per protesta non si è allenata. Siamo arrivati, in carcere! Miracolo. Sono vivo.... che sfiga.
-25 all'alba


Mamma mia che stanchezza. Sembra di essere su un pendolo a moto perpetuo. Sto perdendo tutte le cose belle che avrei potuto fare o vedere a casa. Terminare il casaletto in campagna, godere del caldo e del mare del mio paese, accompagnare i miei figli all'ultimo giorno di scuola e sfogliare le pagelle... Che idea!
COORDINAMENTO MONTAGGIO: voto 9
Scontatissimo, siamo i numeri uno dell'editing. Estro, fantasia ed una dose inesauribile di parolacce come arma di difesa. Stoici.
COORDINAMENTO GIORNALISTICO: voto 6 (politico)
Dovrebbe fare filtro tra montaggio e redazione ma ogni tanto pecca di inesperienza, sbaglia i cambi mettendo in campo le persone sbagliate al momento sbagliato. Schizzofrenici.
REDAZIONE: voto 6,5
La media sarebbe irrimediabilmente sotto la sufficienza se non ci fossero dei veri fuoriclasse in attacco.
Antinelli 9 per i collegamenti, Rimedio 8 per le telecronache, De Capitani 10 per...per? per la madonna quant'e' bravo Luca.
CONDUTTORI: voto 3
Scadenti, non sanno dove andare, mai puntuali. Riescono sempre a prendere buche. Poi alla fine il pulmino si scassa e tocca andare a piedi... Ma cosa avevate capito? Distratti.
Voto 8 a tutti quelli che conducono le trasmissioni, ma anche qui' la media si alza per le bellezze in studio. Vanesi
GRAFICI: voto 6
Meriterebbero 10 solo per il pannello di controllo umorale da loro ideato. Ma oggi sono andato a recuperare i loro panni in lavanderia e la media precipita. Paraculi.
REGISTI E TECNICI DI STUDIO: voto 8
Stoica presenza, mai un calo di ritmo, sempre in pista. Fino alle 4 di mattina senza soluzione di continuita'...in discoteca. Cubisti.
mercoledì 16 giugno 2010
-26 all'alba
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L’altitudine, da alterazioni alla mente? Io mi sto preoccupando. Dimentico di tutto, faccio fatica ad uscire dalla stanza. Ora è il pass, ieri i soldi, la cassaforte lasciata aperta, gli asciugamani che spariscono, e il mio bracciale portafortuna. E’ un regalo del mio amico Daniele Isac. E’ di metallo grigio e al suo interno scorrono fili di Zebra. L’altra mattina mi sono svegliato e lo avevo tolto nella notte. Sonnanbulismo? Stanchezza. La stanchezza non è solo la mia. Anche Pino Mura, capo della produzione, si è arrampicato sulle spalle di Maurizio per aprire la porta per entrare in studio. Qualcuno aveva chiuso con del nastro l’ingresso dall’interno. Clamoroso? Aspettate un poco, ci sono novità. Alle 5 vado in palestra. Corro tutti i giorni, mi sento bene e provo a fare 10 km sotto l’ora. La palestra però chiude alle 6. In fretta cerco di fare una doccia veloce. Esco. Stranamente non ricevo nessuna chiamata al cellulare per una mezzora. Il telefono è lì che suona, sulla panca vicino ai rulli per la corsa, in palestra. Subito cerco qualcuno che mi apra la palestra, gioca il Sudafrica immaginate la collaborazione dei Bafana Bafana. Nulla, non si può fare. Devo aspettare la riapertura. Il mio amico Fabio Papillon mi suggerisce di scrivere un foglio e metterlo sotto la porta della palestra. Anche questo non funziona. Non c’è spazio. Cosa facciamo? Ancora Fabio sugerisce la soluzione: “C’e’ un buco – dice – proprio all’altezza del della serratura.... che manca....”. Dopo aver preso il telefono torniamo in sala ridendo come due iene all’ora di cena. Ci sono 22 chiamate a cui non ho risposto e 3 messaggi in segreteria. Che bella giornata! Che giorno è oggi? Come mi chiamo? Dove sono? Dimentico quindi vivo.
-27 all'alba

Oggi comincio a capire molti colleghi, che, dopo la Confederation Cup, non sono tornati In Sudafrica quest'anno. E' arrivato l'inverno, il freddo ti spezza le ossa, Joburg è a 1.600 metri sopra il livello del mare. La fontana dell'albergo è ghiacciataa, i vetri del pulmino sono ghiacciati e i sedili pure. Sembra di stare su una seggiovia, ho anche il pass. Guardo il termometro, segna zero gradi. Sono le 9.00 si parte. Sul bus si parla delle partite di ieri. Brasile nord Corea è stata commovente, soprattutto per Jong tae Se. Durante l'inno piangeva come un bambino. La Corea ha deciso di non trasmettere la partita in diretta, ma anche in differita quel pianto avrà un effetto devastante per il regime di Pion Jang. Lo rivedremo mai dopo il mondiale? Chissà. Il brasile gioca male, alla fine ci pensa Maicon a segnare di punta angolatissimo. Finisce 2 a 1 per i verde oro. Le altre reti, se volete sapere di chi sono, andate su un altro blog. Al gol di Maicon sono uscito un momento e la zip del mio giubotto si è spezzata. Ieri notte faceva -3 ed è previsto -10. Non ho perso tempo, mi sono messo subito a riparare la giacca. Mentre cerco di recuperare la zip dalla tasca esterna del giubotto, alla porta di fronte distribuiscono giacche Raisport. Il paradosso è servito. eh si. Pur lavorando da 20 anni per Raisport, secondo la testata io non sono di Raisport. Me lo disse un vice direttore, Maurizio Losa. Era appena arrivato. Ebbe la brillante idea di farmi notare questo cavillo tipico di un azienda come la Rai. Da allora mi guardo bene dal chiedere anche una spilla. Il trapianto funziona, la zip sale e scende che è una meraviglia. Non ho bisogno di nessuno, as always.
lunedì 14 giugno 2010
Italia Sudafrica 2-1
Mi sono svegliato presto, come al solito. Le donne delle pulizie ormai conoscono le mie abitudini, sono fuori che aspettano, esco io entrano loro. Il pulmino è vuoto oggi. Italia Paraguay obbliga molti a fare tardi la notte, quindi turn over la mattina. La prima cosa che mi tocca fare è curare lo speciale su Lippi. Molto bello, è un Lippi inedito che si racconta senza le domande dell'interlocutore (troppe volte inutili. Mah conosciamo tutti l'ego dei giornalisti). Ci sono due o tre storie veramente esilaranti. Alla fine il commissario tecnico diventa pure simpatico. E' ora di pranzo, c'è un solo ristorante. Mangio tutti i giorni dei noodle con un filo d'olio e del parmigiano, vorrei andare a correre ma il prepartita incombe. Finalmente non sono più in affanno con il lavoro, sono riuscito a scalettare tutte le partite. L'italia non è bellissima, gioca bene ma manca un fantasista e un pazzo. E' inutile che vi dica chi sono i fantasisti, il pazzo è Balotelli. Che opportunità sprecata per gli azzurri di Lippi. Il Paraguay è ben coperto (ti credo, para guai) ora sfrutta una punizione, è il quarantesimo, andiamo sotto. Uno a zero, evviva! Ehm, non ve lo avevo detto? Io tifo contro, ma ho i miei buoni motivi. Se gli azzurri vengono eliminati, alcuni colleghi torneranno a casa ed altri venrranno ad aiutarmi. E' strano ma in trasferta, sotto sotto, ci si augura sempre che l'Italia o la Ferrari non vincano mai. Però quant'è bello, fuori dal nostro paese, essere italiani e vincere. Beh magari pareggiare... Ecco appunto, bravo De Rossi. L'italia fa 1-1 e i miei rinforzi si allontanano. Ma chi se ne importa.
sabato 12 giugno 2010
-31 all'alba
Il Sudafrica è un mondo tutto da esplorare. Forse un giorno ci andrò. Non sono infatti così convinto di essere a Joburg, potrei stare a 10 km da casa mia magari.... Magari!! Percorro andata e ritorno un autostrada, su un pulmino bianco che sfreccia avanti e indietro su un pezzo d'asfalto grigio che collega due punti: l'albergo e il lavoro. Non specifico dove sono perchè sinceramente non ricordo se sto andando o sto tornando. Non c'è differenza. Ieri ero così fuso, che ho tentato di farmi una doccia in sala del montaggio usando un microfono, invece dell'acqua è uscita una canzone. Oggi sono andato in palestra. Molto bella, ha tutti i confort e sta dentro al centro TV. Ho conosciuto un producer della tv svizzera. Ha l'albergo a 2 km dall'IBC, il nostro è a 2 anni luce. Ogni volta che mi sposto subisco una sorta di Jet lag.
Il Soccer city Stadium è attaccato a dove lavoro. Tanto brutto di giorno quanto bello di notte. Col sole sembra che abbia subito un bombardamento per tutti quei buchi, di notte s'illumina. Sembra un astronave uscita da un film di Spielberg, Maurino direbbe spettacolo.
Quando c'è la partita il traffico va in tilt. Per Sudafrica Messico abbiamo impiegato 3 ore per arrivarci. Gli ultimi 3 km a piedi, tempo 19 minuti. Quasi 6 a km, la prossima partita scarpette e cardio frequenzimetro.

E' curioso pensare che "per ragioni di sicurezza" il ministero degli Esteri ci obbliga scrupolosamente a norme demenziali. Poi se c'è traffico... pazienza. Ho nuotato in un mare di folla festante, tra baraccopoli e sporcizia. Il muro di questa favelas Sudafricana è basso, tirato su in fretta. Ogni tanto delle porticine blu danno accesso alla miseria. Ogni porta un brivido. C'è sempre il terrore che qualcuno ti butti dentro. Verso la fine di quest'incubo colorato, ho visto un ragazzino. Dieci anni di sorrisi e stenti. Teneva tra le mani una bellissima borsa di Gucci originale. I suoi occhi dicevano: "Che bravo il mio papà, evviva si mangia". Ecco, appunto.
Il Soccer city Stadium è attaccato a dove lavoro. Tanto brutto di giorno quanto bello di notte. Col sole sembra che abbia subito un bombardamento per tutti quei buchi, di notte s'illumina. Sembra un astronave uscita da un film di Spielberg, Maurino direbbe spettacolo.Quando c'è la partita il traffico va in tilt. Per Sudafrica Messico abbiamo impiegato 3 ore per arrivarci. Gli ultimi 3 km a piedi, tempo 19 minuti. Quasi 6 a km, la prossima partita scarpette e cardio frequenzimetro.

E' curioso pensare che "per ragioni di sicurezza" il ministero degli Esteri ci obbliga scrupolosamente a norme demenziali. Poi se c'è traffico... pazienza. Ho nuotato in un mare di folla festante, tra baraccopoli e sporcizia. Il muro di questa favelas Sudafricana è basso, tirato su in fretta. Ogni tanto delle porticine blu danno accesso alla miseria. Ogni porta un brivido. C'è sempre il terrore che qualcuno ti butti dentro. Verso la fine di quest'incubo colorato, ho visto un ragazzino. Dieci anni di sorrisi e stenti. Teneva tra le mani una bellissima borsa di Gucci originale. I suoi occhi dicevano: "Che bravo il mio papà, evviva si mangia". Ecco, appunto.
giovedì 10 giugno 2010
Day 4 - Il caos
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Oggi sono sopravvissuto e questa è già una notizia. Sono sul pulmino che mi riporta in carcere, perché di carcere stiamo parlando. Devo scontare 34 giorni nel penitenziario di Birchwood.Ho un piano di fuga ma non trovo compagni, oltre a Fabio Papillon.Grande personaggio, sempre attivo. Non ho bisogno di dire nulla e lui ha già capito tutto. Divide con me il ruolo scomodissimo di coordinatore al montaggio. Abbiamo studiato un modo divertente per affrontare i problemi.
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Ogni volta che si presenta un intoppo, andiamo nella nostra sala, abbassiamo le luci e cominciamo, stile confessionale, a raccontare l'ennesima idiozia a cui abbiamo assistito. E' un modo per riderci sopra, per schivare i problemi, per evitare di piangerci addosso. Per esempio ieri..... No, questa non la posso raccontare. Nemmeno la cazzata che ha fattoooo.... niente, nemmeno questa la posso raccontare... Cazzo dico? Evado. Il piano è rapire il direttore, ma non è facile. Era tutto pronto, il posto scelto era la palestra del penitenziario, un classico. Il direttore era vicino alla sbarra, appena si è presentato il momento, io e Papillon, ci siamo avvicinati, the director ha buttato uno sguardo gelido (Behind blue eyes direbbero gli WHO). Ha cominciato a fare una serie infinita di flessioni. Appeso alla sbarra, tirava su il suo corpo come se fosse piuma. Impressionante. Abbiamo capito subito che non era il caso di provarci. Perchè l'importante in Sudafrica è capire subito cosa sta succedendo, a cosa stai andando incontro. Altrimenti sei spacciato (molti non lo capiscono, non lo capiscono). Infatti il piano B (c'è sempre un piano B per evadere) è già a buon punto. Stiamo facendo un tunnel verso la libertà. Stiamo usando per scavare le schede madri dei PC del montaggio (tanto non funziona una mazza). Il problema è questa terra rosso fuoco che ci circonda. E dura e arida, il caldo del giorno e il freddo della notte la compatta. La nascondiamo nelle tasche e la svuotiamo nel cortile.

Solo che ormai abbiamo le scarpe di un colore indegno. Nemmeno Steve Wonder avrebbe il coraggio di andarci in giro. Cala la notte e il freddo gelido è uno schiaffo sul viso, una mazzata alle ossa. Ho le mani gelate e la gola secca, ma stanotte dovremmo riuscire a finire questo maledetto tunnel. L'unico dubbio è dove nasconderci dopo. Il Madacascar è vicino ma l'Aspromonte è più sicuro. Accidenti! Mi sono spezzata un unghia. Tutto a monte. Maledetta terra rossa.
martedì 8 giugno 2010
Day 2, Primo contatto.
Stanotte non ho dormito molto, ho sentito freddo, la stanza è piena di spifferi. C'è una luce alla finestra e ti sembra sempre l'alba, poi l'alba arriva e ti frega sul più bello: proprio quando ti sei abituato a questo crepuscolo artificiale stile fuoco fatuo, al freddo, alle coperte senza lenzuola, al rumore del climatizzatore, alle grida di strani uccelli mattinieri e al traffico aereo (siamo vicini all'aeroporto)... la sveglia suona.
Fare l'accredito è un momento che rimane sempre scolpito nella mente. Prima di tutto per la foto, si tende sempre a fare dei provini in camera, davanti allo specchio, per non avere la faccia da scemo per un mese appesa al collo. E puntualmente esce sempre una foto assurda, Con gli occhi sbarrati, la bocca storta e le guance gonfie stile bisacce per cavalli. Non c'è tempo per ragionare, la gente è in fila da parecchio, alla fine si tende sempre ad accettare il primo scatto del fotografo. Ed eccomi qui con una foto orrenda sul collo, pronto per il primo giorno all'IBC (il centro di produzione di tutte le televisioni).
Uscendo dalla tenda non posso fare a meno di abbassare gli occhi e vergognarmi per la fila al centro accrediti. Una fila non ha mai fatto male a nessuno. Ma le file sono due, una per i bianchi e una per i neri. Vergogna. Anche perchè mi sono anch'io messo nella mia fila. La coda si forma con agghiacciante naturalezza, noi di qua e loro di là. Qui A Johannesburg, Joburg per gli amici, niente è normale. Tutto rimanda a ferite ancora aperte, a spaccature sociali incolmabili, ai muri altissimi protetti da fili elettrificati, alla violenza e alla vergogna. L'IBC diventa per assurdo un'ancora di salvezza. Entro e tutto è sempre uguale. Sembra sempre lo stesso luogo di altre 100 trasferte. Si comincia. A testa bassa. Ma non per il lavoro...
Fare l'accredito è un momento che rimane sempre scolpito nella mente. Prima di tutto per la foto, si tende sempre a fare dei provini in camera, davanti allo specchio, per non avere la faccia da scemo per un mese appesa al collo. E puntualmente esce sempre una foto assurda, Con gli occhi sbarrati, la bocca storta e le guance gonfie stile bisacce per cavalli. Non c'è tempo per ragionare, la gente è in fila da parecchio, alla fine si tende sempre ad accettare il primo scatto del fotografo. Ed eccomi qui con una foto orrenda sul collo, pronto per il primo giorno all'IBC (il centro di produzione di tutte le televisioni).
Uscendo dalla tenda non posso fare a meno di abbassare gli occhi e vergognarmi per la fila al centro accrediti. Una fila non ha mai fatto male a nessuno. Ma le file sono due, una per i bianchi e una per i neri. Vergogna. Anche perchè mi sono anch'io messo nella mia fila. La coda si forma con agghiacciante naturalezza, noi di qua e loro di là. Qui A Johannesburg, Joburg per gli amici, niente è normale. Tutto rimanda a ferite ancora aperte, a spaccature sociali incolmabili, ai muri altissimi protetti da fili elettrificati, alla violenza e alla vergogna. L'IBC diventa per assurdo un'ancora di salvezza. Entro e tutto è sempre uguale. Sembra sempre lo stesso luogo di altre 100 trasferte. Si comincia. A testa bassa. Ma non per il lavoro...
lunedì 7 giugno 2010
Primo giorno
Era dal 1993 che non facevo un volo intercontinentale in classe Economy. In un certo senso è come sentirsi di nuovo un ragazzino. Si, l'economica non ha mai ucciso nessuno ma di questo periodo per una Business sarei disposto ad uccidere. Passo ora tra i posti di Business, mi mancheranno. Vado dietro, posto 50j, l'ultimo. Chi l'ha detto che la Rai ha un posto in prima fila. Il volo è piacevole, non manca nulla, cibo a volontà e tv on demand. Giusto il sedile stretto e lo Champagne che non c'è. Per il resto tutto ok. Ho fatto il primo tratto con un collega, poi a Dubai sono stato vicino ad una mummia cinese. Non si è mai alzato, non ha mai detto nulla, nessuna espressione. Sembrava morto (magari avrà pensato lo stesso di me).
C'è un sole accecante ad attendermi a Johannesburg. Tutto intorno è recintato con muri alti e filo spinato, elettrificato ovviamente. Su uno di questi c'è scritto: "BENVENUTO" in tutte le lingue del mondo. Se c'era scritto "il lavoro rende liberi" era da preoccuparsi, l'idea di un Lager però c'è tutta. La gente che incontro è molto ospitale e disponibile, c'è un aria di festa, io già conto i giorni che mancano..jpg)
Per fortuna che al nastro per recuperare i bagagli ci sono dei tifosissimi del Mexico, gente allegra, Dio l'aiuta. Ok, sono dell'umore giusto. Si parte, col pulmino dell'albergo. Sono le 17,40 e il sole tramonta. La notte è tremendamente lunga da queste parti. Il cielo è come l'ho sempre immaginato: rosso Africa su un tetto blu senza nuvole. Aspetto le stelle. L'organizzazione segnala pericoli ovunque, ma che ci sono venuto a fare? La guida è a sinistra, le macchine sono tutte giapponesi. L'albergo ha l'ingresso uguale alla caserma di FULL METAL JACKET. Anche le stanze ricordano una caserma, magari gli alloggi per i sotto ufficiali. E' arrivato Fabietto per una birra, obbedisco. Ciao.
C'è un sole accecante ad attendermi a Johannesburg. Tutto intorno è recintato con muri alti e filo spinato, elettrificato ovviamente. Su uno di questi c'è scritto: "BENVENUTO" in tutte le lingue del mondo. Se c'era scritto "il lavoro rende liberi" era da preoccuparsi, l'idea di un Lager però c'è tutta. La gente che incontro è molto ospitale e disponibile, c'è un aria di festa, io già conto i giorni che mancano.
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Per fortuna che al nastro per recuperare i bagagli ci sono dei tifosissimi del Mexico, gente allegra, Dio l'aiuta. Ok, sono dell'umore giusto. Si parte, col pulmino dell'albergo. Sono le 17,40 e il sole tramonta. La notte è tremendamente lunga da queste parti. Il cielo è come l'ho sempre immaginato: rosso Africa su un tetto blu senza nuvole. Aspetto le stelle. L'organizzazione segnala pericoli ovunque, ma che ci sono venuto a fare? La guida è a sinistra, le macchine sono tutte giapponesi. L'albergo ha l'ingresso uguale alla caserma di FULL METAL JACKET. Anche le stanze ricordano una caserma, magari gli alloggi per i sotto ufficiali. E' arrivato Fabietto per una birra, obbedisco. Ciao.
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