lunedì 7 giugno 2010

Primo giorno

Era dal 1993 che non facevo un volo intercontinentale in classe Economy. In un certo senso è come sentirsi di nuovo un ragazzino. Si, l'economica non ha mai ucciso nessuno ma di questo periodo per una Business sarei disposto ad uccidere. Passo ora tra i posti di Business, mi mancheranno. Vado dietro, posto 50j, l'ultimo. Chi l'ha detto che la Rai ha un posto in prima fila. Il volo è piacevole, non manca nulla, cibo a volontà e tv on demand. Giusto il sedile stretto e lo Champagne che non c'è. Per il resto tutto ok. Ho fatto il primo tratto con un collega, poi a Dubai sono stato vicino ad una mummia cinese. Non si è mai alzato, non ha mai detto nulla, nessuna espressione. Sembrava morto (magari avrà pensato lo stesso di me).
C'è un sole accecante ad attendermi a Johannesburg. Tutto intorno è recintato con muri alti e filo spinato, elettrificato ovviamente. Su uno di questi c'è scritto: "BENVENUTO" in tutte le lingue del mondo. Se c'era scritto "il lavoro rende liberi" era da preoccuparsi, l'idea di un Lager però c'è tutta. La gente che incontro è molto ospitale e disponibile, c'è un aria di festa, io già conto i giorni che mancano.
Per fortuna che al nastro per recuperare i bagagli ci sono dei tifosissimi del Mexico, gente allegra, Dio l'aiuta. Ok, sono dell'umore giusto. Si parte, col pulmino dell'albergo. Sono le 17,40 e il sole tramonta. La notte è tremendamente lunga da queste parti. Il cielo è come l'ho sempre immaginato: rosso Africa su un tetto blu senza nuvole. Aspetto le stelle. L'organizzazione segnala pericoli ovunque, ma che ci sono venuto a fare? La guida è a sinistra, le macchine sono tutte giapponesi. L'albergo ha l'ingresso uguale alla caserma di FULL METAL JACKET. Anche le stanze ricordano una caserma, magari gli alloggi per i sotto ufficiali. E' arrivato Fabietto per una birra, obbedisco. Ciao.

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