C'è un sole accecante ad attendermi a Johannesburg. Tutto intorno è recintato con muri alti e filo spinato, elettrificato ovviamente. Su uno di questi c'è scritto: "BENVENUTO" in tutte le lingue del mondo. Se c'era scritto "il lavoro rende liberi" era da preoccuparsi, l'idea di un Lager però c'è tutta. La gente che incontro è molto ospitale e disponibile, c'è un aria di festa, io già conto i giorni che mancano.
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Per fortuna che al nastro per recuperare i bagagli ci sono dei tifosissimi del Mexico, gente allegra, Dio l'aiuta. Ok, sono dell'umore giusto. Si parte, col pulmino dell'albergo. Sono le 17,40 e il sole tramonta. La notte è tremendamente lunga da queste parti. Il cielo è come l'ho sempre immaginato: rosso Africa su un tetto blu senza nuvole. Aspetto le stelle. L'organizzazione segnala pericoli ovunque, ma che ci sono venuto a fare? La guida è a sinistra, le macchine sono tutte giapponesi. L'albergo ha l'ingresso uguale alla caserma di FULL METAL JACKET. Anche le stanze ricordano una caserma, magari gli alloggi per i sotto ufficiali. E' arrivato Fabietto per una birra, obbedisco. Ciao.
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