sabato 10 luglio 2010

-2 siamo alla fine

Oggi è un gran giorno. Sta per chiudersi un esperienza sicuramente unica e irripetibile. Sono giorni che non trovo il tempo per scrivere. Molte cose sono accadute e finalmente ho avuto modo di tirare fuori la testa da questa specie di galera. Sono andato a Soweto e devo dire che sono rimasto folgorato. Ho sempre immaginato le Township come un posto lontanissimo e inavvicinabile. E invece sono a due passi dalla metropoli, anzi si confondono a tal punto che la metropoli diventa un sobborgo e viceversa. La strada principale taglia in due il getto. Le case sono basse, le prime che s'incontrano hanno un aspetto tale da far chiudere gli occhi. Ci sono delle vecchie signore alla porta. Nessuno disdegna un sorriso. la strada scende e si il paesaggio si allarga. Le case toccano l'infinito e scompaiono all'orizzonte. I ragazzi giocano a pallone, c'è chi ripara qualsiasi cosa. Tutti si prodigano per trovare parcheggi o lavare le auto dei turisti. E' un po' squallido entrare a Soweto con la macchina fotografica al collo. I turisti si comportano come se stessero in visita a Gardaland e questo non è bello. La strada sale fino a Mandela Square, il quartiere dov'è nato un eroe. Ci accoglie un gruppo di ragazzi con canti e balli, prendo un caffè su una terrazza. Soweto non è poi così male vista dall'alto. Certo, gode di questo turismo assurdo che entra per fotografare la povertà e poi esce lasciando spiccioli. Esco da Soweto tirando un sospiro di sollievo. Non ci si abitua facilmente. Lascio anch'io due soldi al parcheggiatore di turno, il caffè in mano ancora caldo. Ho fretta ad andarmene. Scappo come tutti, prima che la coscienza possa farmi male...

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